08/04/2017
"A tu per tu con Primo Levi" - Incontro con Giovanni Tesio, autore dell'intervista postuma "Io che vi parlo"
Cinema Monviso - Cuneo
  • In collaborazione con l'Istituto storico della Resistenza "Dante Livio Bianco" ed il Comune di Cuneo, vi invitiamo a questo incontro con Giovanni Tesio per ripercorrere la vita di Primo Levi in un dialogo intenso sul filo della memoria, tra la famiglia, l'infanzia, gli anni di formazione durante il fascismo, gli amici dell'adolescenza, le letture, la timidezza e la passione per la montagna.

     

    Intervengono Mario Cordero e Gigi Garelli

    Modera Alessandro Spedale

     

    Quasi trent'anni dopo la morte di Primo Levi, la pubblicazione Io che vi parlo, firmata da Giovanni Tesio, raccoglie tre conversazione in cui l'uomo, il testimone, il chimico e lo scrittore si raccontano e si saldano insieme mirabilmente, componento una preziosa autobiografia.

     

    "Sicuramente ferito nello spirito e nelle carne", Levi si affida al rito della domanda e della risposta. Talora chiede di spegnere il registratore quando si toccano argomenti troppo privati e talora è lo stesso intervistatore a farlo. Un patto sottoscritto tacitamente dai due interlocutori amici; di fronte a fatti e ricordi che devono restare indicibili, non tutto si può e si deve dire, c'è un silenzio su cui solo la scrittura può interrogarsi.

     

    Attraverso questa "biografia autorizzata", Giovanni Tesio ricostruissce la famiglia di Levi, gli anni dell'infanzia e quelli della formazione durante il regime, gli amici dell'adolescenza, le letture predilette, la passione per la montagna. Ed ancora, la guerra, e dopo una lunga cesura (della cattura e del Lager), il ritorno a casa ed un mestiere quello di chimico "che è poi un caso particolare, una versione più strenua del mestiere di vivere".

     

    Giovanni Tesio confessa di essere stato colpito dalla "indubbia capacità di comunicare con esattezza ed asciuttezza di parola" di Levi. Con quella stessa grana di voce parlante, antiretorica, ma non inerte, domestica ma quasi festiva, "monotonale ma capace di un suo scatto espressivo", egli racconta, ed a volte un po' si ritrae, di certe profonde e laceranti emozioni dell'età più giovane, del rapporto di "timidezza patologica" verso il mondo femminile, insegue il ricordo di una "diversità" riconosciuta in sè, nel suo essere ebreo, assai prima dell'esperienza nel Lager. Ed ancora accenna all'amore tutto platonico con la compagna partigiana, poi finita nei forni crematori. Affiora spesso un'emozione più forte di altre, quasi inestirpabile, un senso di colpa profondissimo, ineliminabile: la colpa di essere vivo, il tormento che gli farà scrivere I sommersi e i salvati, l'estrema impietosa interrogazione sulla memoria, sulla necessità di testimonianza opposta alla rassegnazione, all'inerte accettazione del Male.

     

    Tre incontri pomeridiani il 12 ed il 26 gennaio e l'8 febbraio 1987. Le conversazioni si interrompono; Io che vi parlo termina senza nessuna conclusione, proprio prima di approdare presumibilmente ad Auschwitz. Una pausa prolungata e l'11 aprile Levi precipita dalle scale del palazzo dove abita. Poche settimane prima aveva parlato con Tesio di un suo nonno, quello paterno. "Non l'ho mai conosciuto. E' morto suicida in condizioni che non so, non so se sia per ragioni di dissesto finanziario. Porto il suo nome, mi chiamo Michele come lui".

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