19/12/2017
INDIGNAZIONE PER LA SEPOLTURA DI VITTORIO EMANUELE III NEL SANTUARIO DI VICOFORTE MONDOVI'
Vicoforte Mondovì
  • Dal discorso di Nuto Revelli in occasione della Laurea honoris causa (1999) "Erano gli anni delle rivincite, delle ferite più che mai aperte, delle lacerazioni destinate a protrarsi nel tempo. (...) Eh l'ignoranza! Raccolsi le storie di vita per dare una voce a chi era costretto - ancora una volta - a subire le scelte sbagliate degli altri."
     

    Con questo insegnamento di Nuto, condividiamo le parole (e l'indignazione) del Prof. Sergio Soave dell'Istituto storico della Resistenza "Dante Livio Bianco" Cuneo sulla vicenda della traslazione delle spoglie di Vittorio Emanuele III in Italia e della tumulazione all'interno del santuario di Vicoforte Mondovì.

     

    “La vicenda della traslazione delle spoglie di Vittorio Emanuele III in Italia e della tumulazione all’interno del santuario di Vicoforte Mondovì ha generato profonda indignazione nell’Istituto storico della Resistenza e tra chiunque si riconosca nei valori dell’antifascismo e della Repubblica italiana.

    Indigna che la salma di un ex sovrano esiliato torni con un’operazione orchestrata in segreto, all’insaputa dei cittadini e quindi senza permettere di manifestare dissenso o di generare un dibattito civile.

    Indigna che per l’operazione suddetta sia stato utilizzato un volo di Stato, che la salma sia stata accolta da un rappresentante della Prefettura e da altre cariche pubbliche e che la tumulazione sia avvenuta con la benedizione non solo liturgica, ma anche politica, all’interno di un luogo di culto aperto a tutti i fedeli.

    Indigna che l’unica voce pubblica di dissenso si sia levata finora dalla Comunità Ebraica e che a promuovere questo vero e proprio colpo di mano contro la Storia e la Memoria siano stati un Governo di Centro Sinistra e un Presidente della Repubblica che, ad ogni occasione, parlano di attualità dell’antifascismo e di tutela della memoria storica stessa.

    Indigna che, in un periodo in cui si assiste al ritorno di vecchi e nuovi razzismi e al dilagare impunito di  manifestazioni di gruppi neofascisti, le responsabilità pubbliche e personali dei Reali nella scrittura di alcune tra le peggiori pagine del Novecento italiano e mondiale vengano volutamente dimenticate nel nome di una malintesa “riconciliazione” nazionale.

    La riconciliazione potrà avvenire solo nel momento in cui avverrà un’assunzione di responsabilità verso le azioni compiute. Agli ignoranti, agli smemoriati della Storia vogliamo ricordare, in questo caso specifico, che sotto il regno di Vittorio Emanuele III l’Italia entrò in guerra contro la Libia e partecipò all’immensa carneficina della Prima Guerra Mondiale.

    Re Vittorio Emanuele III consentì, nel 1922, l’ingresso a Roma delle Camicie Nere di Mussolini e, senza firmare lo stato d’assedio, gli conferì l’incarico di formare il Governo, aprendo di fatto le porte a vent’anni di dittatura fascista. Il silenzio osservato dopo l’emanazione delle leggi “fascistissime”, a seguito dell’omicidio di Giacomo Matteotti, della Guerra d’Etiopia, alla solidarietà concreta fornita a Francisco franco nella Guerra civile spagnola ne fanno, di fatto, un sovrano connivente.  

    La firma apposta in calce alle leggi razziali fu il primo passo verso la persecuzione degli ebrei e la futura deportazione nei campi di sterminio. La partecipazione alla Seconda guerra mondiale con le sue migliaia di vittime militari e civili, la fuga dopo l’8 settembre e l’abbandono dii un paese allo sfascio e al nazifascismo sono le azioni che la Storia non può dimenticare.

    Per questo appare incomprensibile, oltre che inaccettabile, che un Governo della Repubblica nata dall’antifascismo e dalla Resistenza, permetta un’operazione dal significato simbolico e politico evidentissimo, in segreto e informandone i cittadini a fatto compiuto”.

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