Nuto Revelli ed il nostro patrimonio antifascista

Nuto Revelli ed il nostro patrimonio antifascista

Qui di seguito condividiamo le parole ed il pensiero del professore e partigiano Gastone Cottino.

Su La Stampa del 24 luglio 2021 è stata pubblicata l’intervista a un noto docente dell’ateneo torinese, attivo protagonista delle rumorosamente turbolenta manifestazione di piazza Castello contro il Green Pass.

Al giornalista intervistatore che lo sollecitava a esporre le ragioni di tale sua scelta di campo e, incalzandolo sui suoi aspetti più scabrosi e imbarazzanti, gli chiedeva se non ritenesse incompatibile con la sua sempre affermata militanza antifascista e di sinistra, il trovarsi accanto, in solidale unità di intenti e di azione, una variegata galassia di manifestanti un buon numero dei quali simpatizzanti della destra razzista e neofascista e soprattutto la sua “punta di diamante”, gli squadristi di Forza Nuova, reali registi delle proteste, egli rispondeva che anche i Nuto Revelli combattevano a fianco di Edgardo Sogno.

Ora anche a parte il fatto che Edgardo Sogno fu della Resistenza, di cui sono forse uno degli ultimi ma penso attendibile testimone, protagonista non di secondo piano certo per non celata fedeltà alla monarchia, ma anche per leale adesione agli ideali di libertà e di riscatto civile della lotta di liberazione, (l’organizzazione Franchi da lui creata, con la partecipazione, sia detto per inciso, anche di un comunista, rese, con la temerarietà delle sue iniziative e dei suoi colpi – si pensi al rapimento della figlia del console tedesco Von Langen che consentì il rilascio di nostri compagni arrestati e catturati – grandi servizi alla causa resistenziale) e che quindi non può e non deve essere giudicato alla stregua dei suoi esecrabili voltafaccia “golpisti” e reazionari di anni successivi: a parte ciò è gravemente offensivo e oltraggioso l’accostamento, per giustificare l’ingiustificabile, di Nuto Revelli all’onda nera o nerastra che sta purtroppo diffondendosi in un paese che troppo spesso dimentica il proprio passato e la propria identità.

Di Nuto, intrepido combattente e comandante partigiano, memorialista, sociologo, infaticabile indagatore del mondo contadino, delle sue radici, dei suoi valori, di quel mondo dei vinti, degli ultimi, dei perdenti che la grande storia ignora e che con il loro lavoro e il loro sacrificio hanno fatto la storia; e altrettanto appassionato paziente interlocutore delle nuove generazioni per aiutarle a conoscere, capire, inverare la memoria, per accompagnarle nella loro maturazione di cittadini consapevoli e responsabili, facendo propri quei principi di uguaglianza, solidarietà, appartenenza che furono luce ispiratrice e motore dei venti mesi di guerra partigiana, e rimangono tuttora ineludibile patrimonio e fondamento dell’antifascismo, del nostro antifascismo.

Accostamenti quali quelli “ incautamente” compiuti dal professore torinese, e l’uso strumentale della storia, non sono certo in assoluto una novità: come dimostrano le sempre più frequenti equiparazioni da parte dei no vax (trucemente grottesche in chi in altri tempi si sarebbe molto probabilmente collocato tra i solerti oppressori e repressori della nostra libertà) dell’obbligo di adeguarsi a elementari regole di solidarietà e responsabilità collettiva ai soprusi e alle nefandezze naziste; ma tanto più rammarica, e indigna me, e noi tutti della Fondazione Nuto Revelli, in quanto provenienti da un intellettuale “impegnato” e da sempre proclamatosi paladino e difensore del “bene comune”.

Gastone Cottino
membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Nuto Revelli
presidente del Comitato delle celebrazioni del centenario della nascita di Nuto Revelli


Cuneo, 1 agosto 2021

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